La giuria del Queer Lion Award, premio collaterale al Festival di Venezia organizzato da CinemArte e dedicato al miglior film con tematiche omosessuali attribuisce il premio a: “Un altro pianeta” di Stefano Tummolini. La giuria, presieduta dal regista Tinto Brass e composta dal giornalista Massimo Benvegnù e dal critico Boyd van Hoeij, ha motivato la sua decisione ” per l’apprezzabile rappresentazione di una galleria di personaggi con storie, vissuti, gioie, speranze, che attraverso sguardi, incontri di corpi, sesso, parole, musica, si conoscono, si confrontano, si amano e si lasciano. La vita insomma, in un’altro pianeta”. Il film ha sbaragliato la concorrenza di tredici opere, provenienti da altre sezioni della rassegna veneziana: una da “Venezia 65″ e una dalla “Settimana della Critica”, cinque da “Orizzonti”, tre da “le Giornate degli Autori” e, per finire, tre dal “Venice Market”. Il premio è stato consegnato dall’onorevole Paola Concia.
Probabilmente Cliff Richard è un cantante inglese che in Italia non ha lo stesso seguito di altri suoi connazionali, tuttavia in patria è una vera e propria icona musicale, perlomeno a livello di Al Bano o Adriano Celentano in Italia. Nato nel 1940, è sulla breccia dalla fine degli anni 50 e nonostante l’età rimane uno dei cantanti più prolifici e seguiti della scena inglese. Tuttavia sull’orientamento sessuale di questo cantante erano corse diverse voci, nonostante due fidanzamenti etero di lungo corso, rendendo il suo caso molto simile a quello di Renato Zero da noi, perlomeno fino a qualche giorno fa, quando è uscita la sua autobiografia ufficiale. In questo libro - dal titolo “My life, my way” - non solo svela pubblicamente di essere omosessuale, ma confida al suo pubblico di portare avanti da sette anni una convivenza con un ex prete cattolico, John McElynn (che, a quanto pare, avrebbe rotto i voti proprio per dedicarsi anima e corpo all’amato Cliff).
Il sito ufficiale di Cliff Richard è http://www.cliffrichard.org/
Forse non è un caso che in concomitanza con la grande mostra dedicata all’Imperatore Adriano organizzata a Londra anche a Roma si stia per inaugurare una bella mostra dedicata ad un’altra importante figura della romanità classica, famosa anche per l’elasticità dei suoi gusti sessuali: Gaio Giulio Cesare (100 a.C - 44 a.C.). Se da una parte il grande condottiero è ricordato per le sue relazioni etero, tra le quali spicca quella con la famosissima regina d’Egitto Cleopatra VII, d’altro canto in tutto il mondo antico era conosciuto per i rapporti consumati con il Re Nicomede di Bitinia e altri personaggi a lui contemporanei. Alcuni sostengono che questi ultimi fossero motivati solo da presunte ragioni politico-strategiche, ma il dibattito resta aperto. In ogni caso a lui sarà dedicata la mostra “GIULIO CESARE - L’uomo, le imprese, il mito“. Dal 24 ottobre 2008 al 5 aprile 2009 a Roma al Chiostro del Bramante. Da notare che, per quanto incredibile possa sembrare, questa è la prima mostra dedicata a Gaio Giulio Cesare che si tiene a Roma.
Lo scorso weekend si è concluso il “Gay World Football Championship“, il campionato dei gruppi calcistici gay, gara internazionale che si tiene dal 1997 e che si è svolta a Londra. La vittoria è andata agli Stonewall Lions FC, che giocavano in casa e che sono stati dei veri fenomeni: 5 a 0 contro la squadra argentina. Al torneo hanno partecipato (con 40 squadre totali, tutte regolarmente iscritte alla IGLFA - International Gay Lesbian Football Association ) Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Irlanda, Islanda, Danimarca, Sudafrica, Repubblica Ceca, Svezia, Giappone e Australia. Incredibilmente erano assenti gli italiani. Dove erano i ragazzi della Nuova Kaos di Milano e i Black Angel di Roma? Mistero. In compenso gli Stonewall Lions FC stanno tenendo alta la bandiera inglese, visto che hanno già vinto le edizioni del 2002, del 2006 e gli Eurogames del mese scorso. Alla faccia di chi ancora sostiene che i gay non potrebbere avere niente a che fare col calcio anche se lo volessero.
Per maggiori informazioni http://www.iglfa.org/
Si è concluso qualche giorno fa il Sinodo della chiesa valdese (che, per chi non lo sapesse, è stata fondata da Pierre Valdes nel XII sec.) e metodista (fondata da John Wesley “solo” nel XVII sec.), concludendosi con la rielezione di Maria Bonafede come Moderatore (ovvero referente principale delle due congregazioni italiane). Fra le varie risoluzioni il Sinodo ha approvato all’unanimità un Ordine del giorno sull’omosessualità, presentato dalla pastore Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI). Tale Odg ribadisce l’impegno verso una piena e totale accettazione degli omosessuali nelle Chiese valdesi e metodiste (in Italia sono confederate) e un ripudio dell’omofobia, adottando un atteggiamento addirittura più progredito di quello tenuto da molti loro confratelli stranieri (ricordiamo, ad esempio, che anche il presidente Bush è metodista). Bel passo avanti e motivo in più per destinare ai valdesi l’otto per mille.
Per maggiori informazioni http://www.chiesavaldese.org/
Nei paesi anglosassoni, dove l’omosessualità maschile è vissuta in maniera decisamente più aperta che da noi, molti gay e bisessuali non si fanno problemi a partecipare ai reality show locali dichiarando pubblicamente il proprio orientamento. Alcuni di loro non fanno mistero di aspirare ad una carriera nel mondo dell’hard gay, mentre altri partecipano ai giochi anche se hanno già avuto delle esperienze più o meno amatoriali col mondo della pornografia. Tuttavia ha stupito anche i paesi anglosassoni il caso di Gavin Hay, meglio noto come il performer gay Trojan Rock. Infatti prima di lanciarsi nel mondo dell’hard con studios di prima grandezza come Raging Stallion e Titan Media, era lui stesso un produttore di reality di successo per la televisione inglese. Tuttavia, dopo che l’onnipresente Endemol ha acquistato i suoi format a suon di sterline, ha deciso di dedicarsi alle sua grande passione: il sesso! Come se tutto ciò non bastasse ha anche fondato uno studio di produzione personale, la Alphamale Media, che sta già ottenendo un grande successo nonostante la concorrenza spietata. Complimenti, Gavin!
I cori omosessuali sono una realtà affermata in diverse parti del mondo, e rappresentano un modo alternativo per socializzare e portare avanti un percorso di visibilità e integrazione. In Italia sono ancora una novità e il primo e più conosciuto, il Rainbow Choir di Roma, si è costituito solo nel 2006. In compeso ha avuto un crescente successo ed è sempre più richiesto, con il suo eterogeneo repertorio. Anche per questo il suo esempio è stato seguito a Modena, dove si è appena formato il secondo coro omosessuale italiano, e il primo di voci solo maschili. Si chiama Komos e può contare già su una sessantina di adesioni (da Milano a Fano). L’assenza della componente lesbica sembra essere dovuta proprio alla scarso interesse da parte delle lesbiche stesse, che evidentemente non hanno recepito come le loro colleghe romane la possibilità di esprimere la loro identità anche attraverso il canto corale. Forse in futuro le cose cambieranno, ma in ogni caso il fatto che anche la comunità gay italiana si stia dando da fare per trovare degli sbocchi alternativi è senz’altro un segnale positivo.
Si chiama Yuvraj Shri Manvendra Singhji Raghubir Singhji Sahib, ma per una questione di praticità si fa chiamare semplicemente Manvendra Singh Gohil. Si tratta del principe dello stato indiano di Rajpipla ed è stato uno degli ospiti più importanti dello scorso Europride. Questo perchè è l’unico membro vivente di una casa reale ad avere dichiarato pubblicamente la propria omosessualità. Il suo coming out ai media risale al 2006, anche se la sua famiglia ne era a conoscenza dai primi anni del 2000, e per questo fu sul punto di ripudiarlo. Fortunatamente è tornata sui suoi passi, apprezzando la sua onestà e la sua volontà di aiutare la comunità omosessuale del suo paese. Infatti Manvendra Singh Gohil si è già impegnato tantissimo sul fronte della lotta all’AIDS, ma non ha alcuna intenzione di fermarsi qui. Ultimamente ha annunciato che si sta attivando per costruire, nel suo Principato, la prima casa di riposo per anziani omosessuali di tutta l’Asia. Considerando i suoi mezzi e la sua determinazione sicuramente manterrà l’impegno preso.
Il Giudice monocratico del Tribunale penale di Reggio Calabria ha condannato alla pena di due anni di reclusione e al pagamento di una somma pari a 25 mila euro a titolo di risarcimento del danno, oltre alla rifusione delle spese legali, gli autori della barbara aggressione ai danni dell’ex Assessore comunale di Polistena (Rc), Massimo Frana, avvenuta nel 2001. In quell’occasione l’assessore venne aggredito verbalmente (”frocio di merda…frocio bastardo”) e fisicamente. In Italia non è ancora previsto il reato di omofobia, ma poichè l’omofobia può portare a reati contemplati nel nostro codice penale (come quello di “ingiuria” e quello di “lesioni gravi”), è sempre bene ricordarsi che nei casi più gravi è sempre possibile intervenire per vie legali. Ricordiamo anche che, secondo la Cassazione, l’uso del termine “frocio” integra l’intento di derisione e di scherno verso la vittima, tale perciò da realizzare un’offesa all’onore o al decoro della persona offesa ai sensi dell’art. 594 del nostro codice penale. Gli omofobi dall’offesa facile sono avvisati.
La capitale dello stato australiano del Nuovo Galles, Sydney, ha in programma di creare delle zone “libere da omofobia” in cui i locali (bar, discoteche, alberghi) rischiano di perdere la licenza nel caso in cui i proprietari commettano abusi o violenze di stampo omofobico. l provvedimento riguarderà prima di tutto il principale quartiere gay della città, quello di Oxford Street, dove ogni anno si tiene il Gay Mardi Gras, una delle più grandi parate del mondo dedicata a gay e lesbiche. l sindaco di Sydney, Clover Moore, ha detto che il provvedimento punta a riconoscere “il carattere essenzialmente gay di Oxford Street” e giunge in risposta alle denunce di gay riguardo ad abusi di stampo omofobico nei locali notturni. Il provvedimento potrebbe richiedere agli esercizi pubblici locali di utilizzare segnali e adesivi per dichiarare che si tratta di zone “libere da omofobia” e per includere misure anti-omofobia nella preparazione del personale. Niente a che vedere con il totale disinteresse delle autorità italiane per i problemi di Via Sammartini a Milano e Via San Giovanni in Laterano a Roma.

